Laur Manea: Chi era Thoth?
Assistente: Thoth (Djehuty), nella vera mitologia egizia: il dio della saggezza, della scrittura, della magia, della luna e della scienza. Solitamente raffigurato come un uomo con testa di ibis, a volte come un babbuino. Ritenuto l’inventore dei geroglifici e scriba degli dei — colui che registrava tutto, incluso, nel Libro dei Morti, l’esito della pesatura del cuore dell’anima del defunto davanti a Osiride (se il cuore è più leggero della piuma di Maat, l’anima passa oltre). Il suo centro di culto era Hermopolis. I Greci lo identificarono con Hermes, e dalla fusione dei due nacque la figura sincretica di Hermes Trismegisto (“tre volte grande”), la fonte della tradizione ermetica — da lì proviene la celebre, e autentica dall’antichità, a differenza delle tavole di Doreal, Tabula Smaragdina, la Tavola di Smeraldo di Hermes, un unico breve testo alchemico, non 15 tavole.
Thoth nel testo di Doreal (quello da cui estraiamo gli incantesimi): una storia completamente diversa, moderna — Thoth sarebbe stato un vero sacerdote-re di Atlantide, sopravvissuto alla distruzione del continente, emigrato in Egitto, dove regnò per secoli (grazie all'”elisir di vita”), costruì la Grande Piramide e fu divinizzato dagli egizi solo dopo la sua morte come il dio della saggezza che conosciamo dalla mitologia. È una narrazione occulta degli anni ’30, non storia o mitologia autentica — ma spiega perché i nomi si sovrappongono: l’autore ha intessuto la sua storia sopra il vero dio egizio, per darle peso.
Laur Manea: Come è arrivato quello atlantideo all’elisir di vita?
Assistente: Secondo la Tavola I, Thoth non ottenne un elisir da bere, ma raggiunse l’immortalità attraverso la maestria spirituale e l’iniziazione diretta da parte del Custode. Thoth descrive la sua trasformazione come avvenuta attraverso un profondo addestramento spirituale nel Tempio. Il passaggio chiave: “Lunghe ere ho dimorato nel Tempio, imparando sempre e ancora più saggezza, finché anch’io mi sono avvicinato alla luce emessa dal grande fuoco.” Il Custode gli concesse poi il dono supremo: “Mi insegnò il cammino verso Amenti, il mondo sotterraneo dove il grande re siede sul suo trono di potenza… ricevendo come dono la chiave della Vita.” Invece di bere una pozione, Thoth fu reso “Libero dalle Sale di Amenti, non legato alla morte dal ciclo della vita.” Questo gli permise di trascendere la morte fisica stessa. In Egitto, Thoth mantenne i suoi poteri attraverso una pratica spirituale deliberata: “Mi aprii allora un cammino verso Amenti per mantenere i miei poteri, vivendo di epoca in epoca come un Sole di Atlantide.” La sua immortalità gli permise di guidare la civiltà egizia per circa 16.000 anni, fungendo da maestro eterno e custode della saggezza.
Laur Manea: Parlami dei “Figli della Luce” come origine/razza.
Assistente: Origine e provenienza, secondo la Tavola II: “Molto tempo fa, perduto nello spazio-tempo, i Figli della Luce guardarono in basso verso il mondo.” Discesero per liberare gli uomini: “Scesero e crearono corpi, assumendo le sembianze degli uomini come proprie.” Erano 32 di numero: “Trentadue erano tra i figli, figli della Luce venuti tra gli uomini, cercando di liberare dalla schiavitù dell’oscurità.” Natura e caratteristiche: “Non come i figli degli uomini sono i Figli della Luce quando non sono incarnati in un corpo fisico.” Dimorano nelle Sale di Amenti: “Là, nelle Sale della Vita, giacciono addormentati; libera scorre la loro Anima attraverso i corpi degli uomini.” I loro periodi di attivazione: “Cento anni su ogni mille la Luce datrice di Vita deve ardere sui loro corpi.” La relazione con gli uomini terreni: “Volta dopo volta, mentre i loro corpi giacciono addormentati, si incarnano nei corpi degli uomini. Insegnando e guidando avanti e in alto, dall’oscurità verso la Luce.”
Laur Manea: Chi erano esattamente i Sette Signori?
Assistente: Il testo non dà loro nomi propri — sono chiamati solo con titoli numerici, da Tre a Nove (non c’è un “Uno” o “Due” separato menzionato, probabilmente riservati a un altro rango), ciascuno con un dominio distinto. Tre — “detiene la chiave di tutta la magia nascosta, creatore delle Sale dei Morti.” Quattro — “colui che libera il potere. Signore, lui, della Vita per i figli degli uomini.” Cinque — “il maestro, il Signore di tutta la magia — la Chiave della Parola che risuona tra gli uomini.” Sei — “il Signore della Luce, il sentiero nascosto, parte delle anime dei figli degli uomini.” Sette — “colui che è Signore della vastità, maestro dello Spazio e chiave dei Tempi.” Otto — “colui che ordina il progresso; pesa ed equilibra il cammino degli uomini.” Nove — “il padre, vasto nell’aspetto, dando forma e trasformando da ciò che è informe.” Quindi ciascuno domina su un aspetto fondamentale: morte, vita, magia/parola, luce/anima, spazio-tempo, giudizio/equilibrio, e, al vertice, la formazione dall’informe.
La loro origine, nelle loro stesse parole (Tavola VII): “Da ben oltre il tempo siamo venuti, o uomo. Abbiamo viaggiato da oltre lo Spazio-Tempo, sì, dal luogo dove finisce l’Infinito.” Quindi non sono nemmeno dell’universo ordinario. La loro natura: “Non siamo come gli uomini, sebbene un tempo anche Noi fossimo come uomini” — suggerendo che siano passati attraverso una fase umana/materiale, ma si siano evoluti oltre essa. “Senza forma siamo. Vita non abbiamo, eppure esistiamo, più pieni, più grandi e più liberi di te.”
Laur Manea: Guarda cosa dice la Tavola VIII (La Chiave dei Misteri) su come “si manifestano” i Sette attraverso il potere.
Assistente: La Tavola VIII non parla direttamente della manifestazione dei Sette attraverso il potere, come ci si potrebbe aspettare. Si concentra su altro: la natura del mistero stesso — “Il Mistero non è che conoscenza nascosta. Conosci, e solleverai il velo” — quindi questa tavola è più filosofica, sul raggiungimento spirituale attraverso la Luce e la saggezza, non un manuale di invocazione. Contiene anche avvertimenti su entità del “regno delle ombre” — distinte dai Sette Signori, piuttosto un contrappeso oscuro ad essi, forse legate ai “Fratelli dell’Oscurità” di un incantesimo che vedremo più avanti.
Il rituale concreto di invocazione, con dettagli procedurali, si trova in realtà nella Tavola X (La Chiave del Tempo), dove Thoth descrive come ha chiamato un essere da altri piani, usando il tamburo del Serpente, la veste di porpora e oro, la corona d’Argento, un cerchio tracciato con cinabro, e un’invocazione rivolta ai “Signori dei due orizzonti”.
Laur Manea: Il rituale completo dalla Tavola X.
Assistente: Ecco il rituale completo, in ordine cronologico, così come lo racconta Thoth di se stesso. Preparazione: digiunò prima — “Cibo non ho mangiato. Acqua non ho bevuto” — si vestì con “la veste di porpora e oro,” pose sulla testa la corona d’Argento, usò il tamburo del Serpente, tracciò un cerchio che “risplendeva” di cinabro, che poi accese con fiamma. L’invocazione esatta pronunciata: “Signori dei due orizzonti, custodi delle porte triplici, state, Uno a destra e Uno a sinistra, mentre la Stella sale al suo trono e domina sul suo segno. Sì, tu, principe oscuro di Arulu, apri le porte della terra oscura e nascosta e libera colei che tieni prigioniera.” Aggiunse anche una formula di costrizione: “nei loro nomi segreti, nomi che conosco e posso pronunciare, ascoltate e obbedite alla mia volontà.” La chiamata diretta dell’essere: “Figlia della Luce, ritorna da Arulu… ti invoco, Signora della Luce.” Il risultato: “Allora davanti a me si levarono le figure oscure… uscì la Signora della Luce. Libera era ora dai Signori della notte.” La conclusione dello stesso Thoth sulla magia in generale: “La Magia è conoscenza, e solo Legge” — praticamente dice che la magia non è potere arbitrario, ma conoscenza applicata entro i limiti di una legge universale. Arulu sembra essere un regno oscuro/sotterraneo, forse una variante di Amenti ma con una connotazione più cupa, governato da un “principe oscuro,” da cui ha estratto questa “Signora della Luce” tenuta prigioniera.
Laur Manea: Vai avanti.
Assistente: La causa della distruzione di Atlantide, secondo la Tavola I: gli Atlantidei scesero in pratiche proibite — “Verso l’oscurità si volsero i pensieri degli Atlantidei, finché infine, nella sua ira, si levò dal suo Agwanti, il Custode.” La Tavola V elabora che alcuni individui “scavarono nel proibito, aprirono la porta che conduceva verso il basso,” cercando conoscenza proibita da regni inferiori.
Chi la provocò: il Custode (il Maestro) intervenne dopo aver rilevato il pericolo: “Vide gli Atlantidei, con la loro magia, aprire la porta che avrebbe portato sulla Terra una grande sciagura. Rapida fuggì la Sua anima, di ritorno nel Suo corpo. Si levò dal Suo Agwanti. Chiamò i Tre potenti messaggeri. Diede i comandi che frantumarono il mondo.” L’evento della distruzione, dalla Tavola I: “Nel profondo del cuore della Terra, i figli di Amenti udirono, e udendo, diressero il mutamento del fiore di fuoco… Sul mondo si riversarono allora le grandi acque, annegando e sommergendo, mutando l’equilibrio della Terra.” L’avvertimento e la fuga di Thoth: il Custode gli ordinò direttamente: “Prendi, o Thoth, tutta la tua saggezza… Raduna ora i figli di Atlantide. Prendili e fuggi verso il popolo delle grotte rocciose.” Thoth risponde: “Radunai allora il mio popolo ed entrai nella grande nave del Maestro. Ci elevammo verso il mattino… Fuggimmo rapidamente verso il sole del mattino.”
Laur Manea: Continua.
Assistente: “Fuggimmo rapidamente verso il sole del mattino, finché sotto di noi si stese la terra dei figli di Khem” — Khem essendo l’antico nome dell’Egitto. Il primo incontro con gli abitanti locali non fu pacifico: “furiosi, arrivarono con bastoni e lance levate con ira, cercando di ucciderci… Allora alzai il mio bastone e diressi un raggio di vibrazione, immobilizzandoli sul posto.” Seguì poi la diplomazia: “parlai loro con parole calme e piene di pace, raccontando loro della grandezza di Atlantide, dicendo che eravamo figli del Sole e suoi messaggeri. Li intimorii con l’ostentazione della mia magia-scienza.” Il testo combina costantemente “magia” con “scienza,” come se fossero la stessa categoria per l’autore. Costruzione e governo: “A lungo dimorai nella terra di Khem, compiendo grandi opere con la saggezza dentro di me. Si elevarono verso la luce della conoscenza i figli di Khem, irrigati dalle piogge della mia saggezza.” La Grande Piramide, esplicitamente: “Costruii la Grande Piramide, modellata sulla piramide della forza terrestre, ardente eternamente affinché anch’essa potesse durare attraverso le epoche” — secondo il testo, la piramide non è solo una tomba o un monumento, ma una replica di una “piramide della forza terrestre,” costruita per ardere/funzionare eternamente.
La struttura interna: “Innalzai sopra l’ingresso, una porta, un portale che conduce giù verso Amenti. Pochi avranno il coraggio di osarlo, pochi passeranno il portale verso l’oscuro Amenti. Innalzai sopra il passaggio, io, una possente piramide, usando il potere che vince la forza terrestre (la gravità).” La camera interna: “Profondo, e ancora più profondo, posi una casa di forza, una camera; da essa scavai un passaggio circolare che raggiunge quasi la grande sommità. Là, in cima, posi il cristallo, inviando il raggio nel ‘Tempo-Spazio,’ attingendo la forza dall’etere, concentrandola sulla porta verso Amenti.” Camere nascoste: “Altre camere costruii e lasciai vuote all’apparenza, ma nascoste in esse sono le chiavi di Amenti.”
Qui si chiude il primo grande arco di questa ricerca — la storia così come la racconta Thoth. La seconda parte mette ogni dettaglio tecnico alla prova dei fatti: quanti di essi si ritrovano in ciò che l’archeologia e la fisica sanno realmente oggi sulla Grande Piramide.

