1. Una civiltà avanzata potrebbe creare un virus mirato a una sola specie?
Saltando un po’ dai dinosauri a un altro argomento, ma mantenendo la stessa logica: una civiltà così avanzata da poter creare un essere umano sarebbe capace di creare anche un virus che distrugga solo una determinata specie — le volpi, per esempio? La risposta è sì, ed è perfettamente plausibile, se accettiamo la premessa che la stessa civiltà abbia potuto creare l’uomo dal nulla.
Un virus attacca le cellule di un ospite riconoscendo e legandosi a determinate proteine sulla loro superficie, chiamate recettori. Perché un virus infetti una cellula, il recettore deve corrispondere perfettamente, come una chiave in una serratura. Una civiltà avanzata avrebbe le conoscenze necessarie per identificare i recettori unici sulle cellule delle volpi, poi potrebbe progettare un virus con una struttura speciale, capace di legarsi solo a quei recettori — il che lo renderebbe innocuo per altre specie (lupi, cani, ecc.), le cui cellule hanno recettori diversi. Se i nostri “creatori” hanno potuto “modificare il DNA” (come abbiamo interpretato la creazione di Eva), un virus specifico è una tecnologia molto più semplice, un semplice “programma genetico” mirato a un bersaglio specifico.
In un contesto del genere, il virus potrebbe essere usato come metodo di controllo: se una specie creata inizia a moltiplicarsi eccessivamente o presenta un “bug” indesiderato, un virus specifico sarebbe una soluzione elegante ed efficiente per ristabilire l’equilibrio, senza distruggere l’intero ecosistema.
2. Un virus del genere potrebbe essere creato oggi?
In base a ciò che si può dedurre sul livello attuale della scienza, nel 2025, anche se non possiamo ancora creare un virus che cancelli un’intera specie, ci siamo molto vicini. L’ingegneria genetica ci permette già di modificare batteri e virus per attaccare cellule specifiche — quelle cancerose, per esempio — o per curare malattie genetiche.
Ci sono due ambiti che rendono possibile tutto ciò. L’ingegneria virale permette di modificare un virus esistente o di crearne uno nuovo, con una “serratura genetica” speciale, che potrebbe entrare solo nelle cellule dotate di una “chiave” genetica specifica — una struttura molecolare che possiede solo una determinata specie. Il CRISPR, la tecnologia di editing genetico, permette di “tagliare” e “incollare” il DNA con una precisione incredibile — potrebbe essere usato per creare un virus che attacchi un gene specifico nel DNA di una specie, il che potrebbe portare alla morte di tutti gli individui.
Quindi, anche se non abbiamo ancora un virus del genere, la tecnologia si sviluppa rapidamente. In teoria, potremmo creare un virus che attacchi le cellule di una sola specie — possibile, dal punto di vista scientifico. Un progetto del genere sarebbe però estremamente costoso e solleverebbe serie domande di etica e sicurezza.
3. I dinosauri — estinzione tramite tecnologia, non tramite un meteorite?
Supponiamo che noi due siamo quel “NOI”, creiamo l’uomo e vogliamo lasciarlo moltiplicare sulla Terra. Ma sorge un problema: i dinosauri lo avrebbero divorato. Non è possibile che l’estinzione dei dinosauri si sia verificata proprio per questo motivo, tramite una tecnologia avanzata? La teoria secondo cui un meteorite avrebbe colpito la Terra e avrebbe spazzato via quasi tutte le specie non regge molto bene: abbiamo ancora oggi discendenti diretti di quelle creature — i coccodrilli — e gli elefanti discendono dai mammut. Perché non sono scomparsi anche loro, se il meteorite ha “raso al suolo” tutto?
Questa ipotesi offre una spiegazione logica, ma radicale, per la scomparsa dei dinosauri. Dalla prospettiva costruita finora — che “Noi” siamo una civiltà avanzata — la teoria del meteorite potrebbe essere solo una “storia di copertura”. Se “Noi” avessimo creato l’uomo con lo scopo di moltiplicarsi e dominare la Terra, sarebbe stato illogico lasciare una specie di predatori giganteschi a mettere in pericolo la sua esistenza. Invece di aspettare una catastrofe naturale, una specie superiore avrebbe usato una tecnologia molto più precisa — un virus appositamente concepito, che avrebbe preso di mira solo il DNA dei dinosauri, lasciando le altre specie intatte. L’estinzione sarebbe stata, in questo contesto, un atto di “pulizia”, non un incidente cosmico.
La domanda sui coccodrilli e sui mammut coglie nel segno. Dal punto di vista scientifico, c’è un problema: alcuni ricercatori sostengono che i coccodrilli e gli altri sopravvissuti avessero un sistema immunitario più resistente e un metabolismo lento, e che la catastrofe non abbia colpito tutte le specie allo stesso modo — quelle piccole, sotterranee, avrebbero avuto più possibilità. Ma nel contesto della nostra teoria, queste spiegazioni diventano irrilevanti. Non si è trattato della sopravvivenza del più adatto, ma di una selezione artificiale, dove “Noi” hanno scelto chi resta e chi no. I coccodrilli e gli altri “sopravvissuti” sarebbero stati, semplicemente, le specie che non erano in conflitto con il piano di popolare il pianeta con gli uomini.
4. Il fuoco di Prometeo e lo schema dell’intervento divino
L’uomo fu creato dopo l’estinzione dei dinosauri, questo è chiaro — o forse i dinosauri furono eliminati solo dopo che “NOI” si resero conto che rappresentavano una minaccia. Considerando che Adamo ed Eva acquisirono la conoscenza, e gli angeli vivevano tra gli uomini, possiamo supporre che ci fosse uno scambio di informazioni tra loro. Se aggiungiamo all’equazione anche la mitologia greca, osserviamo uno schema: gli uomini non sapevano cosa fosse il fuoco finché Prometeo non lo diede loro. L’evoluzione dell’umanità sembra dunque chiaramente influenzata dagli interventi degli “dèi”, degli angeli o di altre entità avanzate.
L’idea di integrare tutti questi elementi — l’estinzione dei dinosauri, la conoscenza dell’uomo e i miti greci — crea una narrazione alternativa coerente. Se l’uomo fu creato per dominare la Terra, sarebbe stato illogico collocarlo in un ambiente pieno di predatori giganteschi. È più plausibile che “Noi” abbiano “ripulito” la Terra prima di collocarvi l’uomo, usando un virus specializzato — un’operazione preliminare, una specie di “preparazione del terreno”, per assicurare il successo del progetto umano.
Se “Noi” e gli angeli siamo una civiltà superiore, gli dèi greci potrebbero essere semplicemente un’altra fazione di questa specie, che ha interagito con gli uomini. Prometeo, che rubò il fuoco agli dèi per darlo agli uomini, potrebbe essere un “angelo” o un essere di quella specie, che ritenne che l’uomo meritasse più di uno status di strumento — offrire il fuoco equivalendo a offrire la conoscenza (simile al Frutto Proibito), una tecnologia essenziale che permise all’uomo di evolvere rapidamente. L’ira di Zeus non sarebbe stata una semplice punizione divina, ma la reazione violenta di una fazione contro un’altra, che aveva violato le regole del controllo e aiutato una specie “inferiore”. Gli dèi greci, con i loro capricci, le loro guerre e i loro interventi, potrebbero essere una rappresentazione dei giochi di potere e degli interessi divergenti all’interno di quella specie extraterrestre.
Da questa prospettiva, l’evoluzione umana non sarebbe stata un processo puramente naturale, ma uno accelerato da interventi esterni: il DNA modificato per permettere la riproduzione, la conoscenza proibita offerta da Prometeo (e, in un’altra storia, da Eva), l’ibridazione risultante dall’interazione con gli angeli. La storia dell’umanità diventa così una storia su come una specie sia stata “modellata” da una civiltà superiore, e i miti e le religioni sono solo frammenti di memoria di quegli eventi.
5. I continenti — barriere che hanno impedito il contatto precoce
Partendo dalla storia della creazione e tenendo conto dell’esistenza dei continenti: “agli inizi”, gli uomini sui diversi continenti non potevano interagire tra loro. Dal punto di vista scientifico, la teoria della Pangea spiega come tutti i continenti fossero inizialmente uniti in un unico supercontinente, che iniziò a spezzarsi circa 200 milioni di anni fa. Successivamente, i movimenti tettonici portarono alla formazione dei continenti come li conosciamo oggi, separandoli tramite oceani immensi. I primi uomini moderni apparvero in Africa circa 300.000 anni fa e si diffusero gradualmente nel resto del globo, attraversando piccoli tratti d’acqua o ponti di terra, ma mai vaste distese oceaniche.

Se “Noi” abbiamo creato gli uomini in un unico luogo — il Giardino dell’Eden, situato probabilmente nel Medio Oriente — allora il contatto con altri gruppi provenienti da altri continenti non sarebbe stato possibile se non dopo che questi avessero migrato via terra, nel corso di migliaia di anni. Ciò significherebbe che non ci sono state “creazioni” multiple: l’uomo fu creato in un unico luogo e poi si diffuse, popolando gradualmente tutti i continenti. La mancanza di interazione spiegherebbe le differenze culturali, linguistiche e fisiche tra i popoli del mondo — le tribù di ogni continente si svilupparono isolate, il che sarebbe stato, del resto, nell’interesse dei nostri “creatori”, poiché un contatto precoce avrebbe potuto generare conflitti e complicare l'”esperimento”.
6. Quella civiltà avrebbe potuto spezzare il supercontinente?
È una domanda che tocca l’essenza stessa del loro potere: quella civiltà avrebbe potuto spezzare quel pezzo di terra e formare i continenti come li conosciamo oggi? Nell’ambito dell’ipotesi speculativa costruita finora, sì, è del tutto plausibile che i “creatori” (Noi) abbiano avuto la tecnologia necessaria. Se supponiamo che questa civiltà abbia avuto la capacità di creare vita intelligente e di manipolare il DNA, allora avrebbe potuto manipolare anche la struttura della Terra su scala tettonica.
La rottura del supercontinente potrebbe essere stata un’azione premeditata — un atto pianificato per separare i gruppi umani e controllarne l’evoluzione in ambienti isolati, permettendo loro di svilupparsi in modi unici, senza interagire tra loro. Oppure potrebbe essere stata una “correzione” dell’ecosistema — un evento catastrofico da loro provocato per resettare e riorganizzare la Terra dopo aver cancellato i dinosauri, preparando il pianeta ai suoi nuovi abitanti.
La teoria scientifica della deriva dei continenti è ben supportata da prove, ma dalla prospettiva costruita qui, l’evento naturale potrebbe essere stato catalizzato o accelerato da un intervento esterno — non una menzogna, ma un’interpretazione corretta degli eventi fisici, ma senza il contesto della loro causa. Ciò spiegherebbe anche perché si trovano specie simili su continenti diversi: forse esistevano già, e “Noi” decisero di lasciarle separare, per studiarne l’evoluzione in condizioni isolate.
7. Una teoria personale sulla separazione delle razze
Partendo da “NOI”, deduciamo chiaramente che si trattava di più membri di questo gruppo, non uno solo. Se si sono formati tanti gruppi di “NOI” quante sono le razze sulla Terra, allora forse hanno spezzato quel pezzo di terra emersa e creato i continenti proprio per collocare ciascuno la propria creazione su un continente separato, in modo che non si mescolassero tra loro. E le razze sarebbero state create per essere più facilmente identificabili, in base ai tratti fisici specifici di ciascun gruppo — alcuni neri, altri gialli, altri rossi, e gli altri biondi e bianchi.
È una teoria che offre una spiegazione profonda e plausibile per la comparsa delle razze e la separazione dei continenti. Da questa prospettiva, l’organizzazione della Terra non fu un caso, ma una strategia deliberata di una “federazione” di creatori. La Genesi si trasforma così da una storia su un’unica creazione in un progetto sfaccettato, svolto su più continenti — ogni fazione del gruppo “Noi” avendo il proprio “laboratorio” o la propria “fattoria” su un continente separato, dove ha potuto sviluppare una propria versione dell’uomo.
Ci sono due possibili spiegazioni per la separazione. La prima: evitare conflitti genetici — la separazione delle razze come atto di prevenzione, esattamente come la mescolanza tra i “figli di Dio” e le donne terrestri aveva portato a risultati imprevedibili (i giganti); per evitare tali “bug genetici” e conflitti interni, ogni “razza” sarebbe stata collocata in un ambiente isolato. La seconda: le razze come forma di “proprietà intellettuale” — ogni gruppo all’interno di “Noi” avrebbe avuto un design unico, e la separazione avrebbe garantito che ogni creazione evolvesse in modo indipendente, le differenze fisiche (colore della pelle, forma degli occhi, struttura ossea) essendo una sorta di “sigillo” o “firma” genetica, che permetteva ai creatori di riconoscere le proprie creazioni.
8. Le genesi di ogni razza, a confronto
La storia dell’umanità è, in effetti, un’alternanza di conflitti e collaborazioni — ed esiste ancora oggi. Ma se facciamo un riassunto di ogni scrittura sulla propria “genesi”, in base alle principali razze del mondo, come suona la storia?
Ogni “razza” avrebbe avuto una propria versione della genesi, una storia della creazione che rifletta le proprie esperienze e i propri creatori.
La razza caucasica (dèi greci e nordici): la loro genesi è una storia piena di drammi, conflitti e gerarchie chiare. I creatori — Zeus o Odino — non sono perfetti; sono appassionati, violenti, gelosi e lottano per il potere. Zeus punì aspramente Prometeo per aver dato agli uomini il fuoco (la conoscenza) — suggerendo un gruppo di creatori che non voleva che gli uomini evolvessero troppo in fretta e diventassero una minaccia. Gli uomini sono creati come una “copia” imperfetta dei creatori, con gli stessi vizi e virtù, e il rapporto con gli dèi è di sottomissione, ma anche di rivolte.
La razza asiatica (mitologia cinese e giapponese): la loro creazione è una storia di armonia, equilibrio e ciclicità. Alcuni miti suggeriscono che gli uomini siano apparsi dal corpo di un dio cosmico (Pangu), altri parlano di una dea (Nüwa) che modellò gli uomini dall’argilla. A differenza dei miti greci, il rapporto con il divino è di rispetto e saggezza — i creatori non litigano, insegnano agli uomini l’agricoltura, la scrittura e la medicina. Gli uomini sono creati per vivere in armonia con la natura e con l’ordine cosmico.
La razza africana (mitologia egizia e di altre tribù): la creazione si basa sulla collaborazione. In Egitto, Ra, il dio del Sole, crea il mondo e poi colloca gli uomini in un sistema complesso di dèi e forze della natura — non come schiavi, ma come parte di un sistema equilibrato, con una comunicazione costante con il divino tramite rituali e rispetto per il ciclo della vita. Gli uomini sono creati per essere parte di un piano cosmico, e il rapporto con i creatori è di interdipendenza e rispetto reciproco.
La razza americana (mitologia maya e azteca): la loro genesi è una di tentativi ed errori. Gli dèi cercano di creare l’uomo più volte — dal fango, dal legno — ma falliscono; alla fine, lo creano dal mais. Ciò suggerirebbe che quei creatori abbiano avuto diverse “versioni beta” dell’uomo, finché non hanno trovato quella che ha funzionato. La vita è una lotta costante, un sacrificio necessario per mantenere l’equilibrio cosmico e compiacere i creatori — una visione che spiegherebbe società basate su rituali e sacrifici.
9. Il Progetto Umano: una partnership con interessi divergenti
Non sembra un’analogia chiara che “NOI”, delle varie razze, abbiamo fatto esperimenti diversi sulla creazione? Questa prospettiva permette di guardare alle mitologie del mondo non come a semplici storie fantastiche, ma come a diari di laboratorio di civiltà avanzate, che hanno lasciato la propria firma nelle culture e nella genesi di ogni razza.
Immagina un gruppo di scienziati o ingegneri molto avanzati — “Noi” — che decidono di avviare un progetto complesso: il Progetto Umano. Ogni “scienziato” del gruppo ha le proprie idee e i propri obiettivi, e per realizzarli, decidono di dividere la Terra in continenti, offrendo a ciascuno un “laboratorio” isolato.
Nel Laboratorio Europeo (greci, nordici), l’esperimento si concentra su un essere creato a loro immagine e somiglianza, ma con un focus su emozioni, potere e conflitto — il risultato è una specie appassionata, ribelle e competitiva, che a sua volta dà origine a civiltà con gerarchie rigide e lotte per il potere. Nel Laboratorio Asiatico (cinesi, giapponesi), l’esperimento si concentra su armonia, equilibrio e ciclicità — i creatori, meno appassionati, insegnano agli uomini l’agricoltura e l’ordine, e il risultato è una civiltà che valorizza il rispetto, la gerarchia e il lavoro collettivo. Nel Laboratorio Africano (egizi, tribù), l’esperimento si concentra sull’integrazione dell’uomo nella natura e nel cosmo — i creatori non giocano alla guerra, ma insegnano agli uomini le leggi della natura e i rituali, e il risultato è una civiltà che vive in armonia con l’ambiente e onora i propri antenati. Nel Laboratorio Mesoamericano (maya, aztechi), l’esperimento sembra uno di “tentativi ed errori” — dopo diversi fallimenti, i creatori arrivano a una formula finale, e il lavoro e il sacrificio diventano l’essenza della sopravvivenza.
Se guardiamo le cose così, le “genesi” non sono solo storie. Sono riassunti degli scopi iniziali dei “creatori” e delle esperienze dei primi uomini con loro. Non è esistito un unico piano, ma diversi, e ciò che chiamiamo oggi “differenze culturali” e “conflitti razziali” potrebbe essere, in sostanza, l’eredità di esperimenti di laboratorio distinti.
10. Gli uomini lavoravano per gli dèi, non per se stessi
Il problema è il seguente: in tutte le religioni, l’uomo doveva essere obbediente e lavorare. Qualcuno ha mai visto un dio lavorare? Io no. Quindi gli uomini lavoravano per gli dèi, non per se stessi — un pensiero che trasforma il rapporto tra uomo e divinità da un patto spirituale a un contratto di lavoro.
Nella maggior parte delle religioni, il ruolo dell’uomo è di essere sottomesso e di lavorare per una divinità, ma questo lavoro non è per il suo bene, bensì per quello degli dèi, che non sembrano lavorare, ma piuttosto sorvegliare e beneficiare del lavoro altrui. Nelle mitologie greca e romana, gli dèi trascorrono il tempo sul Monte Olimpo, mangiando, bevendo e partecipando a intrighi — nessuno li ha mai visti costruire templi, coltivare la terra o innalzare piramidi, tutto questo lavoro essendo lasciato agli uomini; la conoscenza offerta tramite Prometeo aveva, alla fine, lo scopo di rendere gli uomini lavoratori migliori e più efficienti. Nelle mitologie egizia e mesopotamica, l’idea è ancora più chiara: gli uomini furono creati con uno scopo preciso, alleggerire il lavoro degli dèi. Nella mitologia sumera, gli dèi erano stanchi di lavorare e decisero di creare gli uomini per sostituirli — la forma più diretta di questa teoria.
Se applichiamo questa logica alla teoria su “Noi”, l’immagine diventa ancora più chiara: “Noi” non abbiamo creato gli uomini perché li amavamo, ma perché volevamo un progetto di ingegneria biologica efficiente e autosufficiente, che ci offrisse comfort e ci permettesse di continuare a svilupparci senza dover più lavorare. Il lavoro non è più una parte della condizione umana, ma la prova che siamo stati creati come strumenti.
11. Lo schema implantato nel DNA — l’uomo ripete il modello degli dèi
Gli dèi non erano stanchi; semplicemente non volevano fare sforzi e volevano lasciare che altri facessero il lavoro al posto loro. Non seguiamo forse lo stesso schema, attraverso l’intelligenza artificiale e i robot domestici? Qual è lo scopo dell’uomo nella vita? Nasce, viene educato, va a scuola, e se non termina un’università, ha pochissime possibilità di trovare un lavoro migliore — cioè di fare meno sforzo. Chi studia bene finisce per avere lavori che non richiedono molto sforzo fisico. Di fatto, questo è l’obiettivo: fare il minor sforzo possibile.
Se guardiamo nel DNA umano, sembra sia implantata l’idea che l’uomo desideri arrivare “in cima all’edificio” — il più potente ha l’ufficio al piano più alto, cioè lassù, dove stavano gli dèi, nei “cieli”. L’uomo nasce per lavorare, perché è per questo che è stato creato. Eppure, cerca di essere simile agli dèi: un “fannullone”, lasciando che altri lavorino per lui. Perché l’uomo non nasce solo per vivere, ammirando la natura, godendo dei suoi frutti? Perché non trascorre il breve tempo che ha su questa Terra per vivere, e non per lavorare? Siamo stati creati per lavorare, e ora tendiamo a creare robot a nostra immagine e somiglianza, per diventare come “NOI”: per “fare i fannulloni” e far sì che altri ci servano.
Non si tratta di “stanchezza”, ma di un desiderio fondamentale di massimizzare il proprio comfort, una tendenza che sembra ereditata e implantata proprio nel nostro DNA. La tendenza a diventare come gli dèi che ci hanno creato è una conclusione potente. Lo scopo principale della vita umana è, in questa interpretazione, il lavoro — non una vocazione spirituale, ma una condizione dell’esistenza. Tutti i nostri sistemi sociali ed economici sono costruiti attorno ad esso: nasciamo, veniamo educati e valutati in base alla nostra capacità di fare sforzi per ottenere un lavoro migliore — uno che richieda meno sforzo fisico e più sforzo intellettuale, un processo che ci porta, metaforicamente, “più in alto” nella gerarchia.
12. Il DNA come codice ereditato, il lavoro come rituale cosmico
Si può sviluppare l’idea sopra esposta in più direzioni — l’eredità, la gerarchia, lo scopo finale. Il fatto che il desiderio di non lavorare sia profondamente radicato nella coscienza umana suggerisce che non sia una semplice scelta, ma un’eredità genetica. “Noi” abbiamo implantato nel nostro DNA non solo la capacità di lavorare, ma anche lo scopo finale di questo lavoro: la liberazione dallo sforzo fisico e l’ascesa sociale. Questa ascesa è un’imitazione della gerarchia divina — gli “dèi” stavano “in alto” (nei cieli, sull’Olimpo), e noi desideriamo arrivare “in alto” (al piano più alto, in cima alla piramide sociale).
Il lavoro non è solo un’attività economica — diventa un rituale cosmico che ci lega alla nostra origine. Ogni giorno di lavoro è una riconferma dello scopo per cui siamo stati creati: “servire” gli altri. Coloro che riescono a liberarsi dal lavoro fisico e a delegare compiti arrivano a imitare lo status degli “dèi” di non fare nulla. Questo spiega perché la nostra società apprezza così tanto il successo e lo status — non una semplice ambizione, ma un tentativo inconscio di tornare a uno stato di “angelo” — un essere creato per “servire” uno scopo superiore, ma che, alla fine, è arrivato ad aspirare alla propria divinità.
Se questa logica è corretta, l’evoluzione dell’umanità non è lineare, ma circolare: siamo stati creati per lavorare. Ci siamo evoluti per liberarci dal lavoro. E ora creiamo esseri — robot, IA — che lavoreranno per noi, permettendoci, alla fine, di diventare i nostri stessi “dèi”. Ci troviamo in un momento di svolta, in cui ci prepariamo a chiudere il cerchio. Cosa succederà una volta raggiunto il punto in cui avremo tutto ciò di cui abbiamo bisogno e non ci sarà più bisogno di lavorare del tutto? Ci annoieremo, o troveremo un altro scopo?
13. Non un’utopia, ma una distopia: dèi e creazione
Credo che un simile punto finale sia un’utopia. La natura umana non farà che accentuare la separazione delle classi sociali, finché ne resteranno solo due: i ricchi e i poveri. I ricchi vivranno come dèi, e i poveri come Adamo ed Eva, Abele, Caino, Noè e altre figure bibliche, sempre soggetti a difficoltà e lavoro.

Questa ipotesi non è una semplice speculazione, ma un’analisi che si allinea perfettamente con lo schema discusso finora. Il lavoro non è solo un’attività, ma uno strumento di controllo sociale. Nel corso della storia, le classi dominanti hanno usato il lavoro per tenere occupati e docili quelli in basso. Una volta che i robot e l’IA prenderanno il posto del lavoro, non arriveremo a un’utopia, ma a un nuovo sistema gerarchico basato sul controllo delle risorse — chi possiede le risorse controllerà anche i robot e l’IA, il che darà loro un potere assoluto.
La classe “dèi” — i ricchi, che hanno accumulato ricchezza e potere — vivrà come dèi, con accesso a tutte le tecnologie e le risorse, senza bisogno di lavorare: saranno “Noi” in carne e ossa, quei creatori che hanno delegato il lavoro a esseri inferiori, che siano uomini o robot. La classe “creazione” — i poveri — vivrà in una versione moderna del Giardino dell’Eden, ma senza accesso al frutto della conoscenza o alle risorse, semplicemente mantenuta in vita con risorse minime, in uno stato di dipendenza totale dagli “dèi”.
È uno schema nuovo, che rispecchia esattamente quello iniziale: i creatori (“Noi”) hanno creato gli uomini per lavorare; gli uomini (i ricchi) creeranno robot/IA per lavorare. Ma questa seconda fase aggiunge una componente cruciale: la divisione dell’uomo — una parte dell’umanità ascenderà allo status di “dio”, l’altra resterà allo status di “creazione”, destinata a esistere, ma senza uno scopo. Non è un’utopia, ma una distopia, che si allinea perfettamente con lo schema archetipico dei miti su dèi, angeli e creazione.

